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La storia
La storia della civica Orchestra di Fiati del Comune di Milano

dal 1882 al 1921 - IL PERIODO GUARNERI E NEVI
Data Pubblicazione: 07-07-2009

Andrea GuarneriNel 1882 il Maestro Andrea Guarneri succede al Maestro Gustavo Rossari alla guida della Banda Municipale, in soli due anni riorganizzato il "Corpo di Musica"
riesce a trasformarlo qualitativamente fino a farlo diventare la migliore banda italiana, e una delle più celebri d'Europa: con lui nasce il mito della « Municipale » milanese, che si manterrà col suo successore Pio Nevi (dal 1899), e che cesserà solo con lo scioglimento del complesso, il 31 dicembre 1921.
Viene approvata la nuova "pianta organica" che prevede oltre al Maestro Direttore ed al vice Maestro, un organico di 56 esecutori tra cui spicca la particolarità della presenza dei saxofoni, (probabilmente primo esempio in Italia) nello specifico: un soprano, un contralto ed un tenore e di due clarinetti bassi (claroni) anche se già presenti nella pianta del 1877.
Nel 1884 la banda è a Bergamo alle manifestazioni per la traslazione delle salme di Donizetti e Mayr, poi a Torino, a quella famosa Esposizione Generale Italiana che segnò un momento fondamentale nella rinascita strumentale italiana, presentando una rassegna completa delle principali orchestre italiane ed anche delle più celebri bande dell'epoca.
In questa occasione la Banda Milanese tenne due concerti trionfali, uno del Salone dell'Esposizione e l'altro al Circo Wulff, « a favore degli Italiani colpiti dal cholera », insieme con la banda di Torino, diretta dal Cav. Giuseppe Rossi.
Scriveva il Pungolo (22 settembre 1884): « ... Destò sorpresa l'esecuzione del Preludio di «Lohengrin», che non pochi credevano impossibile per banda.»

Il clima in cui si svolgevano i concerti della banda rasentava il tripudio, dinanzi a platee tanto vaste da non essere spesso contenute nelle sale (il secondo concerto di Torino si svolge infatti sotto il tendone di un circo) nelle quali si tenevano i concerti di musica strumentale.
La maggior parte del pubblico era senz'altro popolare, ma non mancavano le signore delle classi borghesi ed anche le autorità cittadine: gli spettacoli della banda erano l'ultimo divertimento che faceva cadere le barriere fra le classi e che riusciva ad accontentare tutti.
Riportiamo, per curiosità, i due programmi eseguiti a Torino il 20 e 21 settembre

il primo programma comprendeva:
-Vanzo, Marcia di festa «Saluto a Torino»,
-Wagner, «Lobengrin» Preludio atto 1°,
-Guarnieri, «Sinfonia originale»,
-Ponchielli, «Carnevale di Venezia»,
-Chabrier, «Rapsodia Espana»,
-Majerbeer, Sinfonia dall'opera «Dinorah»,
-Bizet, Intermezzi dell'«Arlesienne».

Il programma del secondo giorno era il seguente:
-Foroni, «Sinfonia in do minore»,
-Gounod, Brani della «Notte di Valpurga», dal «Faust»,
-Majerbeer, «Danza delle Fiaccole»,
-Ponchielli, «Fantasia Militare»,
-Celega, «Marcia e baccanale»,
-Rossini, Sinfonia dall'opera «Guglielmo Tell».

Il successo di Torino segnò per la banda milanese, che fino a quell'anno si era esibita prevalentemente in Milano, l'inizio di una serie di tournées, o « gite », come si chiamavano allora.
Nell'87 la banda si esibisce in due concerti a Venezia, ad uno dei quali interviene anche la Scuola di Canto Corale.
Nell'88 il complesso è a Bologna, per l'Esposizione Emiliana, con un programma in cui comparivano anche Beethoven (« Settimino » ) e Mendelssohn (ouverture del « Ruy Blas» ).
Il Sole (9 settembre 1888) scrive: « ... dopo l'ouverture «Saul» di Bazzini, gli esecutori s'ebbero una vera ovazione, che si convertì in delirio dopo il secondo e terzo tempo del «Settimino» di Beethoven...».
L'anno successivo, la banda milanese parte per una tournée- di 32 concerti in Germania ( Karlsruhe, Mannheim, Darmstadt, Cassel, Braunschweig, Magdeburg, Berlin, Dresde ), accolta ovunque trionfalmente da pubblico e critica.
Scriveva la Braunscbweiische-Land Zeitung del 6 agosto 1889: « L'esecuzione di questa banda è di un'esattezza meravigliosa... non crediamo che sarebbe stato possibile anche al più severo critico di scoprire in questo concerto il minimo disaccordo... ».
Nel '90 il « Corpo di Musica » milanese viene chiamato a Firenze per l'inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele.
Il Corriere della Sera (21 settembre 1890) scrive: « ... Ogni piazza aveva una o due bande.
Folla enorme in piazza della Signoria dove il posto d'onore, sotto la Loggia dell'Orgagna, era assegnato alla banda di Milano.
Si fecero bissare alcuni pezzi fra grida entusiastiche di: "Viva la Banda Milanese! Viva Milano! ... ".
Parole alle quali qualunque commento ulteriore sarebbe superfluo.
Dopo Firenze, sempre nello stesso anno, il « Corpo di Musica » suona alla Esposizione Agraria Regionale di Pavia, nel '91 alla Esposizione Nazionale di Igiene Infantile a Milano, nel '92 a Varese.
Nel '93, all'Esposizione Italiana di Zurigo, tiene quattro concerti, e la stampa (Tages-Anzeiger, 10 luglio 1893) commenta: « ... un uragano di applausi...
I locali della Tonhalle non bastarono a contenere il pubblico. Molti assistevano religiosamente fuori, sotto una pioggia torrenziale... ».
Sempre nel '93, la banda è a Bergamo, poi a Monza.
In quell'anno si offre al complesso comunale la possibilità di tournées più lunghe all'estero (Svizzera, Stati Uniti, Germania), ma la banda non vi si impegna, dati i legami che legano quotidianamente i suoi componenti a Milano.
Anche i programmi eseguiti in seguito non sono dissimili dai precedenti: si tratta di ouvertures, sinfonie d'opera, pot-pourris, ballabili, marce e pezzi diversi.
Un repertorio molto popolare e, in termini di validità, giudicato con le categorie che si adoperano oggi, abbastanza discutibile; l'unico repertorio strumentale, tuttavia, che in quegli anni fosse seguito da un pubblico numeroso e di tutte le estrazioni sociali.
La riscoperta di un gusto strumentale, che avviene nel secondo Ottocento a Milano, con l'istituzione dei Concerti Popolari in Conservatorio (1877) e della Società del Quartetto (1864), è lenta e difficile.
Vi sono reciproche accuse di « tradimento dello spirito nazionale » e di « provincialità » fra i fautori della musica tedesca (Beethoven, Mendelssohn, Wagner) e la corrente degli italianizzanti, fautori del melodramma nazionale risorgimentale e dello stile strumentale virtuosistico, del solista cioè (Paganini, Golinelli, Fumagalli, Bazzini) concepito come fenomeno di esibizionismo.
Sulle colonne della Perseveranza il critico Filippo Filippi si scontra con i nazionalisti; Arrigo Boito e Franco Faccio scrivono sul Giornale il loro nuovo concetto di arte musicale « che né il popolo né i governanti hanno. La musica... come arte educatrice ».
Tuttavia le ripicche e le controversie degli intellettuali non giungono a interessare il popolo.
Beethoven diventerà popolare sulle piazze negli stessi anni in cui la «Società del Quartetto» lo presentava ai suoi iscritti (molti dei quali lo definivano apertamente « troppo filosofico »), ad opera delle celeberrime riduzioni di Andrea Guarnieri; Mendelssohn e Wagner saranno negli stessi anni nei repertori della banda come in quelli eseguiti ai « Concerti Popolari » e alla Scala.
E sebbene Wagner, di passaggio per Venezia, fosse rimasto scandalizzato nell'udire l'ouverture di una sua opera eseguita da una banda in piazza San Marco, tuttavia se il suo nome era conosciuto e acclamato dal grosso pubblico, lo doveva alle esecuzioni parziali all'aperto delle bande, non meno che alle esecuzioni in teatro.
Abbiamo visto come, nei programmi della « Municipale », vi fossero il « Settimino » di Beethoven, che era stato eseguito nel programma di
inaugurazione della « Società del Quartetto » (1864), 1'« Ouverture in do » di Jacopo Foroní, eseguita sempre alla « Società del Quartetto » nel '67, e la sinfonia « Saul » di Antonio Bazzini, eseguita nella stessa sede nel '68.
Queste primizie strumentali giungono, a distanza di alcuni anni, alla gente comune, che non frequenta i concerti, grazie all'opera di divulgazione che ne fa la banda.
Non dobbiamo trascurare queste considerazioni per poter comprendere le parole con cui il Buzzi termina i suoi Cenni Storici sul Corpo di Musica
Municipale (del 1894): «le bande musicali, come corpi stabili, istituiti dai Municipi, sono quelle che nelle grandi città danno maggiore incremento alla musica che non le orchestre.
Esse infatti, suonando in luoghi aperti e senza spesa, preparano il pubblico a comprendere e apprezzare i capolavori orchestrali e vocali.
La musica inoltre... ha diritto di essere appoggiata da Governi e Municipi, pari ad altre istituzioni di scienze ed arti; perché... dalle sorti di essa dipende quella di tante persone che la esercitano e per le quali il fiorire o il deperire delle istituzioni musicali è questione di agiatezza onorata o di stenti ».
Il Buzzi relaziona nel 1894 la consistenza della Biblioteca del Corpo di Musica Municipale in ben 1.672 partiture atte a soddisfare qualsivoglia esigenza
celebrativa, d'intrattenimento o didattica.
La Biblioteca constava in 814 ballabili, 337 marce, 331 pezzi diversi, 121 sinfonie ed ouverture e 69 pout-pourri.

Pio NeviNel 1899 morì Andrea Guarneri e fino al 1906 la Banda Civica rimase senza il Direttore titolare, le funzioni furono svolte dal Vice capo-musica Pio Nevi, il quale vincerà il concorso indetto nel 1906 diventando ufficialmente Maestro Primario, carica che conserverà fino al 1928.
Durante questo periodo Pio Nevi, che fu fautore insieme a Guarnieri della cresita artistica e di popolarità della Civica, assistette quasi impotente alla
lenta ed inesorabile messa in liquidazione della più famosa e prestigiosa banda italiana.
L'amministrazione municipale non ritiene di sovvenzionare come un tempo la formazione e non trova necessario avvalersi dell'apporto finora garantito ai
massimi livelli dalla Civica.
Inizia a mettere in difficoltà la partecipazione professionale univoca degli strumentisti, iniziando una costante riduzione degli emolumenti a loro destinati.
Le prime parti della Banda iniziano ad abbandonarla e il livello artistico inizia a calare.
Nel 1915 scoppia la prima guerra mondiale e l'autorità prefettizia della città vieta qualsiasi concerto della banda per tutto il periodo delle ostilità.
Nel 1919, alla fine della guerra, il Corpo di Musica viene ricomposto secondo l'organico completo riprendendo l'attività tenendo tre concerti settimanali,
uno ai Giardini Pubblici, uno nel Cortile della Rocchetta al Castello Sforzesco ed un terzo di volta in volta in un diverso rione della città.
La stampa parla delle accoglienze festose riservate a questo ritorno: "...al primo concerto la folla era così enorme che non tutti poterono goderlo", si legge
sulla rivista "Città di Milano" del 31 ottobre 1919.
Dopo alcuni travagli amministrativi e la scarsa propensione politica, il Corpo di Musica Municipale" viene sciolto il 31 dicembre 1921.

Banda Municipale 1919


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